The Rolling Stones: Sweet Summer Sun - Hyde Park Live

2013

Documentary / Music

7
Rotten Tomatoes Audience - Upright 81%
IMDb Rating 8.1/10 10 451 451

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Plot summary

The Rolling Stones historic and triumphant return to Hyde Park was without doubt the event of the summer. Over 100,000 delirious fans of all ages packed into the park for two spectacular outdoor concerts to watch Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts and Ronnie Wood do what they do best. The Stones delivered a five star performance that had both fans and critics singing their praises. The set packed in hit after hit and saw the band joined by former guitarist Mick Taylor for a special guest appearance on two songs. This stunning concert film is the perfect way to celebrate the return of The Rolling Stones back where they truly belong: live on stage in their hometown.

Director

Top cast

Mick Jagger as Self
Mick Taylor as Self
Bobby Keys as Self
720p.BLU
1.06 GB
1280*544
English 2.0
Unrated
29.97 fps
1 hr 57 min
Seeds 3

Movie Reviews

Reviewed by R T 6 / 10

A great concert full of great songs

A great concert full of great songs.
Reviewed by R T 8 / 10

Concert film featuring the Rolling Stones in their

Concert film featuring the Rolling Stones in their two 2013 concerts in Hyde Park in London, 44 years after their famous 1969 concert. Their best performaces were on "Gimme Shelter", "Jumpin' Jack Flash" "Brown Sugar" and "Satisfaction". Former band member Mick Taylor joins Mick, Keith, Charlie and Ronnie on "Midnight Rambler". The background filler featuring the band members discussing their lives and careers was a minor distraction, but if you're a fan of the Rolling Stones you will love this film.
Reviewed by R T 7 / 10

Per chi non avesse voluto o potuto pagare

Per chi non avesse voluto o potuto pagare il cospicuo (molti, non a torto, hanno detto esagerato) mucchietto di sterline necessario per partecipare all'evento, questo documentario può risultare un utile surrogato del concerto tenuto dai Rolling Stones a Hyde Park per il loro cinquantenario. Si tratta, nel complesso, di poco più di un'ora di musica, essendo il rimanente quarto d'ora occupato da immagini del dopo-festival a Glastonbury e da qualche chiacchiera dei diretti interessati: si parte e si chiude con i fuochi d'artificio, nel pomeriggio quelli che salutano il primo riff di 'Start me up', a sera inoltrata quelli che si innalzano sulle ultime note di 'Satisfaction'. In mezzo il solito repertorio di mossette di Jagger, lick di chitarra di Richards, ritmica e boccacce di Wood, impeccabile sostegno ritmico di un impassibile Watts: eppure, malgrado il mestiere e il già visto, questi quattro vecchi ragazzi danno ancora l'impressione di divertirsi sul palco (enorme, con giganteschi schermi che, di quando in quando, rimandano immagini del glorioso passato) e questo si trasmette al pubblico immenso (malgrado i prezzi) che gli sta davanti. Un esempio per tutti: una torrida versione di 'Gimme shelter' che inizia quasi in sordina e, grazie anche alla voce di Lisa Fisher, decolla verso altezze incredibili aumentando la temperatura di qualche decina di gradi. E' il momento centrale del film, in cui si è scelto di porre i brani in cui soul e rhythm 'n' blues hanno più spazio: basti solo pensare alla bella versione di 'Jumpin' jack flash' in cui Keith si diverte a divagare sul celeberrimo riff. Keef cambierà tipo dieci chitarre in diciassette brani, ma sono le sue sei corde - aggressive nei cambi di ritmo ma capaci di tocchi di inattesa delicatezza - a ricordare che gli Stones sembreranno anche dei cazzoni, ma è gente che sa suonare: al buon Ronnie resta il ruolo di pur validissima spalla, con la sola eccezione dell'assolo in 'Satisfaction' in cui compare anche Mick Taylor alla chitarra acustica. Certo, combinato com'è Richards sembra il nonno di Jagger che gli saltella davanti con la consueta energia, cambiando un'infinità di camicie (una delle quali uguare a quella del concerto nello stesso luogo, quarantasei anni prima) e indossando un lungo mantello nero e rosso in 'Sympathy for the devil' per un tocco di diabolico che presto vola via per il caldo. La voce è sempre quella e la voglia di fare scena anche: il regista Paul Dugdale fruga fra le diciannove telecamere e va a scovare alcune immagini iconiche, vere e proprie cover di altre provenienti dal passato. Il lavoro di montaggio alterna con efficacia le ampie carrellate sul pubblico - che, ovviamente, funzionano meglio fin quando c'è chiaro - alle immagini dei musicisti, senza però mai indulgere al troppo scontato e preferendo esplorare le facce piuttosto che il lavoro delle mani sugli strumenti: a proposito di facce, notevole la collezione di quelle pescate tra il pubblico e mostrate durante le strofe di 'Ruby Tuesday' (uno dei pochi episodi non tirati), momento bissato poi nel finale con il succedersi di alcuni spettatori distrutti dalla stanchezza. Fra le persone presenti ce n'erano un po' di tutti i tipi, ma l'età media era comunque abbastanza bassa, a conferma che gli Stones sono più che mai un fenomeno intergenerazionale a cui si aggiunge il fatto, in questo concerto, di esibisirsi a casa, con sfoggio orgoglioso di britannicità da parte di tutti (Jagger a un certo punto dice pressappoco 'è una sensazione diversa quando ti esibisci nella tua città'). A proposito di rapporto col pubblico, da notare la diversità tra quanto dicono il cantante o Richards ('fino all'ultima goccia di sudore') e quel che afferma Charlie Watts ('è prima di tutto un lavoro e voglio farlo bene'). Infine, va detto che i quattro sul palco non sono soli: a parte la partecipazione straordinaria di Mick Taylor, ci sono l'ormai consolidato basso di Darryl Jones, le tastiere di Chuck Leavell, i cori di Lisa Fisher e Bernard Fowler, i fiati di Bobby Keys e Tim Ries e il coro giovanile di Londra che introduce, in un soprassalto di grandeur, 'You can't always get what you want'. Insomma, non sarà come esserci stati, ma il film restituisce con efficacia le nozze d'oro con il palco di gente che pare non avere intenzione di fermarsi: certo, in una selezione centrata soprattutto sugli anni Settanta, mancano perlomeno 'Paint it black' e 'Wild horses', ma non si può mica avere sempre tutto quello che si vuole.
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